
Da quando questa nuova pandemia è scoppiata, una delle principali preoccupazioni è stata quella di capire quali potevano essere le principali “armi” disponibili per potere combattere questo nemico invisibile, classificato e poi conosciuto dal mondo intero, come “Corona-virus o Covid 19”, per via della sua peculiare forma che, vista al microscopio, somiglierebbe a una corona. La natura di questo virus, fin dall’inizio, è stata molto contestata e dibattuta. Una delle prime notizie, più o meno certe, indicava il focolaio principale nella città di Wuhan, capoluogo e centro più popoloso della provincia cinese dell’Hubei, in uno dei cosiddetti mercati umidi, dove, tra pesce e carne convenzionali, non è raro trovare anche esemplari di tipo esotico. Fino a quel momento, nessuno conosceva nulla, o quasi, ma lo scoppio di un virus così pericoloso e dalla natura ignota ha messo in allarme, e in discussione, molte personalità del mondo scientifico a livello globale.
La sola certezza, e il punto da cui partire, era che per arginare ulteriormente i danni causati da un virus così pericoloso e incontrollabile si doveva intraprendere una serie di misure che limitassero il più possibile i movimenti dei cittadini in ogni parte del pianeta. Così si è dato avvio alle numerose chiusure, denominate ‘lockdown’, che i vari Stati hanno imposto con modalità più o meno severe.
La Cina, fin da subito, è stata additata come principale responsabile di un’epidemia su scala planetaria, suscitando critiche anche da buona parte dell’Europa riguardo alle scarse misure igieniche presenti in questi mercati e, soprattutto, in merito alle insolite usanze alimentari della popolazione cinese: il consumo, con molta disinvoltura, di animali come pipistrelli, serpenti, cani e gatti, talvolta serviti in deliziose zuppine. Il mercato di Wuhan oggi risulta chiuso, anche se un’inchiesta di maggio 2020 condotta da ‘Animal Equality’, attraverso filmati raccolti da attivisti locali, ha documentato come si continuassero le stesse pratiche già presenti prima dello scoppio della pandemia.
I dubbi circa l’origine del virus, ad oggi, non sono stati ancora chiariti del tutto. Tuttavia, le ultime indagini, in particolare una riportata su The Lancet, affermano che già il primo dicembre 2019 una persona risultava contagiata, riportando sintomi come difficoltà respiratoria e febbre, ma senza aver avuto alcun contatto con il mercato di Wuhan.
Anche l’ex Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, non aveva nascosto i suoi dubbi circa l’origine del virus, facendo riferimento a una possibile manipolazione da parte del laboratorio di virologia di Wuhan. Tuttavia, quando un giornalista gli chiese quale fosse la fonte che lo rendeva così sicuro nell’affermare ciò, rispose che non era autorizzato a dirlo. Dopo un anno vissuto nell’angoscia per la lotta contro il Covid, si è trovata un’altra arma: quella del vaccino, o meglio dei vaccini, di cui, secondo i dati dell’OMS, sette sono già disponibili e in uso, mentre 182 sono in fase di sperimentazione preclinica e 81 attualmente in fase di sperimentazione clinica. C’è una novità riguardo allo ‘Sputnik’, il vaccino prodotto in Russia dal Centro nazionale di ricerca epidemiologica e microbiologica Gamaleja, che, secondo le ultime notizie, sarà prodotto anche in Italia. Adesso, il resto del mondo si sta spartendo i vaccini finora resi disponibili.
Purtroppo, la propaganda scientifica, che afferma che il vaccino sia una delle soluzioni definitive ed efficaci per la lotta al virus, non può negare l’evidenza di morti, un po’ in tutto il mondo, avvenute dopo l’inoculazione del vaccino, a distanza di poche ore, se non di qualche settimana, o addirittura mese. L’Agenzia Europea del Farmaco (EMA) aveva affermato che, fino al 21 gennaio, quindi un mese dopo l’inizio della campagna di vaccinazione, c’erano stati 245 decessi in Europa legati al vaccino Pfizer, e 179 nell’area EEA, tutti riscontrabili dopo la sua somministrazione.
Uno dei casi che era salito alla ribalta fu agli inizi di febbraio, quando, in una casa di riposo di Toledo, in Spagna, 78 persone erano risultate positive dopo la prima somministrazione del vaccino Pfizer-BioNTech e, purtroppo, sette di loro non ce l’hanno fatta. I casi di effetti collaterali, o addirittura di morti, potrebbero essere in continuo aggiornamento. Anche in Italia non sono mancati episodi di decessi sospetti in pazienti che avevano ricevuto le dosi del vaccino. Tra gli ultimi, quello della scorsa settimana, quando un’insegnante napoletana di 62 anni è morta, dopo quattro giorni di agonia, in seguito alla somministrazione del vaccino AstraZeneca. La notizia dell’autopsia metterebbe a tacere ogni dubbio su un possibile nesso causale tra il vaccino e la morte della donna, affermando che il decesso è stato causato da un ‘infarto intestinale’. Tuttavia, alla luce dei fatti, è difficile credere che i sintomi riferiti dalla donna, dolori addominali, nausea e gonfiore, siano stati una semplice casualità, soprattutto considerando che godeva di buona salute e non presentava alcuna patologia pregressa.
L’ultimo dei tre casi di morti sospette, verificatisi tutti in Sicilia, risale a lunedì scorso ed è quello di un sottufficiale della Marina Militare di 43 anni, in servizio ad Augusta. L’uomo è deceduto tra la notte di lunedì e martedì, dopo aver ricevuto il vaccino AstraZeneca. Ancora una volta, la vittima non presentava alcuna patologia pregressa e godeva di buona salute. Le notizie di questi giorni riportano che, a causa di alcuni casi di ‘morti sospette’, molti Paesi europei avrebbero già bloccato l’utilizzo del vaccino AstraZeneca, compresa l’Italia, che ha sequestrato il lotto incriminato ABV2856.
Il sospetto che questi stessi vaccini, creati con lo scopo di debellare un virus così virulento e altamente contagioso, possano essere anch’essi pericolosi, non è da ignorare. Questa è anche la prima volta che un vaccino, come quelli della Pfizer-BioNTech e di Moderna, sfrutta la modalità dell’mRNA messaggero, che, entrando nel nostro organismo, funge da veicolo stimolando la produzione degli anticorpi utili per combattere il virus.
La certezza di essere invasi da questo “alieno” ci fa prendere anche un’altra consapevolezza: che ormai la maggior parte delle persone sta soffrendo di una sorta di ‘contagio delle idee’, perché la propaganda sul virus, fatta di immagini e filmati che ritraggono persone in fin di vita, o che semplicemente si autoproclamano ‘positivi’, ha generato, nella popolazione stessa, un virus mentale così potente da non essere facilmente eliminabile, più ancora del virus reale.
Fin dall’esordio della pandemia, i mass media hanno saputo sfruttare ogni secondo per mettere in mostra tutti gli effetti di questo virus. Anche centinaia di persone contagiate non hanno esitato a esporsi pubblicamente, mostrando apertamente la propria condizione di infermità.
La malattia non viene più vissuta con pudore: oggi, insieme a chi non si preoccupa di esibire parti intime della propria persona, che sarebbe preferibile tenere private, si mettono in mostra anche condizioni patologiche, più o meno gravi, senza alcun tipo di indugio.
La troppa propaganda di sensibilizzazione su malattie rare o comuni e l’invito a una costante esposizione mediatica, spesso priva di filtri, ha progressivamente indebolito quel senso di rispetto e sacralità che dovrebbe legare profondamente la malattia alla persona che la vive.
Inoltre, abbiamo assistito a un fenomeno inquietante: coloro che esprimono pareri discordanti rispetto alla maggioranza vengono non solo criticati, ma talvolta attaccati ferocemente da chi la pensa diversamente.
Per esempio, chi espone dubbi circa gli eventuali effetti collaterali viene marchiato come un criminale, con insulti di ogni tipo, in particolare sul web.
Tutto questo ci porta a concludere che la vera sofferenza dell’uomo è di tipo spirituale: la prova è nella mancanza totale di tolleranza verso chi esprime un’opinione diversa, verso chi ha paura o, semplicemente, è più debole.
La fine, più o meno lontana, della pandemia dovrà farci porre la più importante tra le domande: in che direzione vorrà dirigersi l’umanità, e soprattutto con quali nuovi valori?
L’augurio è che noi tutti, in quanto testimoni di questa tragedia, possiamo far nascere una nuova umanità rinnovata, fondata sull’impegno individuale per una consapevolezza ritrovata, che si traduca in un nuovo modo di vivere, più armonico e amorevole, verso l’altro, senza pensare di dover vivere per forza come “homo homini lupus ”.
Miriam Millaci

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